Come può una fabbrica trasformarsi in una casa? È la casa che deve adattarsi alle forme della fabbrica o viceversa? In quale modo intervenire su edifici con caratteristiche morfologiche e dimensionali lontane dagli schemi tipici della residenza? Il saggio attraverso l’analisi di trentatré progetti permette di comprendere percorsi, possibili logiche e individuare differenti approcci al tema. Sicuramente inserire delle abitazioni all’interno di un edificio tipologicamente nato per usi differenti presuppone già in partenza una tensione creativa. Ripensare cosa intendiamo per ‘casa’, cogliere l’occasione per indagare forme inedite di abitare e riflettere attorno a quali bisogni odierni dovremmo saper rispondere. Si tratta di un duplice sforzo: quello più generale di ripensare il significato, i valori della ‘domesticità’ e quello, più specifico e pratico, di una “correzione tipologica”. Un ostacolo che, se affrontato con il giusto slancio, porta a proposizioni progettuali di incredibile interesse architettonico e compositivo. Ideare dunque, ammettendo il vincolo come condizione. Le migliori soluzioni analizzate non respingono il problema, ma lo accettano come presupposto indispensabile. Sembrerebbe che la fabbrica suggerisca ai progettisti, inclini ad ascoltare queste sollecitazioni, un modo diverso di intendere la residenza che mette in discussione modelli tradizionali per generare microcosmi abitativi partecipativi, ibridi, elastici e sovrascrivibili. L’obiettivo della ricerca non è quello di proporre una conoscenza meramente manualistica, né quello di una trattazione che miri ad identificare una migliore risposta compositiva. Per ciascuna strategia individuata vengono definiti i risultati conseguiti, diversi a seconda delle situazioni e perciò difficilmente tipizzabili dentro le rigide maglie di un possibile sistema conoscitivo. Ciò che emerge dalla lettura dei progetti selezionati è al contrario un processo continuo, vitale, libero, persino spregiudicato, capace di pensare e di guardare al di là dell’orizzonte conosciuto, di mettersi costantemente in discussione e perciò di creare visioni e nuove riflessioni attorno al tema dell’abitare nella città contemporanea. 

Emilia Rosmini
Riabi(li)tare una fabbrica
Strategie di riconversione del patrimonio industriale per nuovi modelli di vivere partecipativo
16,50€
isbn 9788862425704
collana IAUS
numero 1
edizione corrente 10 / 2021
prima edizione 10 / 2021
lingua Italiano
formato 16,5x24cm
pagine 144
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rilegatura brossura
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l'autore
Emilia Rosmini nata a Roma nel 1987, è una progettista e studiosa di architettura particolarmente interessata alla relazione fra città, patrimonio costruito e nuove forme dell’abitare. PhD in Composizione architettonica presso la Sapienza Università d...

Emilia Rosmini nata a Roma nel 1987, è una progettista e studiosa di architettura particolarmente interessata alla relazione fra città, patrimonio costruito e nuove forme dell’abitare. PhD in Composizione architettonica presso la Sapienza Università di Roma nel 2018, ha svolto periodi di ricerca presso la Escuela Técnica Superior de Arquitectura di Siviglia nel 2013 e presso il Dottorato di Proyectos Arquitectónicos Avanzados della ETSA di Madrid nel 2017. Suoi scritti sono pubblicati in riviste nazionali e internazionali, oltre che in libri collettivi. Nel 2016 è autore e regista del documentario Pantarei Pantanella, menzione speciale al premio REUSO06 nel 2018, all’ART DOC Festival Roma nel 2017 e selezionato in festival internazionali fra cui il Budapest Architecture Film Days 2019 e Architecture Film Festival Rotterdam 2018. Come progettista dal 2014 al 2016 è partner dello studio ULTRA Architettura di Roma. Negli ultimi anni ha collaborato in vari studi di architettura tra cui Nieto Sobejano arquitectos a Berlino nel 2019. Partecipa a concorsi, festival ed eventi di architettura ricevendo premi e riconoscimenti (1°Premio Periferie 2017, Unfolding Pavillon 2018). Tra il 2020 e 2021 è referente per la rigenerazione urbana e architettonica presso l’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Roma.

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