Premio Bruno Zevi per un saggio storico-critico sull’architettura

 

Il saggio racconta la storia del villaggio arabo di Ein Hod, a sud di Haifa, i cui abitanti sono costretti a fuggire nel 1948, a seguito della proclamazione dello Stato d’Israele. A differenza di altri insediamenti analoghi, Ein Hod non è distrutto ma trasformato in una colonia per artisti attraverso un restauro sapiente nel rispetto delle tradizioni architettoniche e urbanistiche della comunità originaria. Il merito va alla lungimiranza dell’architetto e artista rumeno Marcel Janco, membro attivo del Cabaret Voltaire dadaista, emigrato in Israele nel 1941 con un bagaglio artistico e architettonico d’avanguardia che gli guadagna stima e credibilità presso l’establishment politico, culturale e professionale. La concezione di restauro e conservazione messa in atto a Ein Hod, come pure il ruolo centrale assunto dalla comunità nella progettazione, anticipano di molti decenni teorie e pratiche in voga negli anni ’90. Lo studio di Popper affronta l’intreccio problematico tra l’arte poetico-visionaria di Janco e le questioni etico-politiche legate alla fondazione del nuovo Stato e alla difficile convivenza tra arabi e israeliani.

Irit Carmon Popper
Con gli occhi da architetto e l’anima da artista
Marcel Janco e la colonia di artisti Ein Hod
18,00€
17,10€
isbn 9788862425537
collana Fuori Collana
edizione corrente 10 / 2021
prima edizione 10 / 2021
lingua Italiano/Inglese
formato 22x22cm
pagine 64
stampa monocromia
rilegatura brossura
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l'autore
Irit Carmon Popper è ricercatrice, curatrice d’arte ed educatrice. Laureatasi in filosofia e storia dell’arte, ha conseguito il master in storia dell’arte all’Università Ebraica di Gerusalemme, il diploma in museologia all’Università...

Irit Carmon Popper è ricercatrice, curatrice d’arte ed educatrice. Laureatasi in filosofia e storia dell’arte, ha conseguito il master in storia dell’arte all’Università Ebraica di Gerusalemme, il diploma in museologia all’Università di Tel Aviv e il dottorato di ricerca alla facoltà di Architettura e Urbanistica, Technion IIT. La sua tesi di dottorato ha ottenuto la menzione d’onore Ben Halpern come Migliore Tesi di laurea in Studi israeliani (2019), il premio Žabotinskij (2019), il premio Aba Elhanani (2017), il Premio di eccellenza della facoltà di Architettura e Urbanistica e la borsa di studio Balaban-Glass (2016). La ricerca di Carmon Popper, che intreccia l’arte contemporanea e la conservazione architettonica nel contesto della storiografia del conflitto israelo-palestinese, apre nuovi confini nella trattazione interdisciplinare, ed è stata ampiamente diffusa (Conferenza annuale CAA del 2017, New York; Conferenza EAHN del 2017, Van Leer Institute, Gerusalemme; Conferenza annuale RAI del 2018, British Museum, Londra). Il suo ultimo saggio, Participatory Art in Kufr Bir’im: Fissures for Suppressed Histories (Arte partecipativa a Kufr Bir’im. Spaccature nelle storie rimosse), è stato pubblicato sul «Future Anterior Journal» (vol. 15, n. 1), nel 2018, dall’Università del Minnesota. Irit Carmon Popper insegna in diverse accademie e i suoi corsi, che trattano la storia dell’arte e dell’architettura, l’alfabetizzazione e la teoria della conservazione, sono stati premiati come corsi d’eccellenza. In quanto curatrice, le sue mostre sono ospitate in vari musei, gallerie e spazi alternativi; l’ultimo progetto, Common Views (visioni comuni), è in mostra all’Arad Contemporary Art Center (2020).

 

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